Artisti

a cura di Luciana De Maria

Domenico Zampieri (pittore)
DOMENICHINODomenico Zampieri, detto il Domenichino, nasce a Bologna il 21 ottobre 1581.

Ispirato dalla scuola pittorica di Ludovico Carracci, lo Zampieri è ricordato nella storia dell’arte italiana come uno dei più grandi interpreti e sostenitori del classicismo.

Nel 1601 si trasferisce a Roma con l’Albani per studiare le opere di Raffaello e collaborare con Annibale Carracci. Nel 1603 realizza il Cristo alla colonna (raccolta Hazlitt di Londra) e la Pietà di Brocklesby Park, in Gran Bretagna.

Nel 1604, a Roma, dipinge per il cardinale Agucchi la Liberazione di san Pietro nella chiesa di San Pietro in Vincoli. L’arte prediletta dal Domenichino, è l’affresco. Tra gli esemplari più suggestivi della sua arte durante il primo decennio del ‘600, troviamo: gli affreschi nella chiesa di Sant’Onofrio (1604-1605); la decorazione della Galleria di Palazzo Farnese (1604-1605) in cui dipinge la Fanciulla e l’unicorno (1604 – 1605) per la serie degli Amori degli dei, e tre paesaggi mitologici, tra cui La morte di Adone, nella Loggia del Giardino;

Intorno al 1610 dipinge, su tavola, il Paesaggio con san Girolamo
Scipione Borghese lo volle, però, per sé e lo fece prelevare con la forza dallo studio del pittore, che fu trattenuto per alcuni giorni in prigione. Nel 1618 lo Zampieri, dopo essersi fermato a Bologna per eseguire la pala della Madonna del Rosario, torna a Fano.

Nel 1621 rientra a Roma ed è nominato architetto generale della Camera Apostolica, ma non progetterà alcun edificio;

Domenichino dedica sei anni all’opera, e contemporaneamente realizza molte tele: due Storie di Ercole (Louvre), la pala d’altare della Conversione di San Paolo (Volterra), per San PietroIl martirio di San Sebastiano (1625-1630), ora in Santa Maria degli Angeli, e il Martirio di san Pietro Martire. Nel 1623 inizia il Rimprovero ad Adamo ed Eva, che sarà donato dall’architetto André le Nôtre a Luigi XIV nel 1693.

Nel 1628 lavora sugli affreschi di San Carlo ai Catinari che termina nel 1630.
Il 23 marzo del 1628 accetta l’incarico di affrescare gli interni della Cappella del Tesoro di San Gennaro offertogli dai Deputati della Cappella. Contrastato da artisti come Belisario Corenzio, Jusepe de Ribera e Battistello Caracciolo e ingiustamente non apprezzato dal Viceré, nel 1634 abbandona la città per Frascati. I Deputati del Tesoro di San Gennaro, fanno di tutto per far tornare il Domenichino, ed è così che nel 1635 torna a Napoli per continuare il lavoro.
Purtroppo il suo lavoro a Napoli restò incompleto. Muore il 6 aprile 1641.

Francesco Solimena (pittore)

Tra i più grandi interpreti dell’arte tardo-barocca in Italia, nasce a Canale di Serino il 4 ottobre 1657. Si forma presso la bottega del padre Angelo a Nocera Inferiore; trasferitosi a Napoli, inizia a conoscere, ispirandosi a questa, l’arte di Luca Giordano e quella di Mattia Preti.
Tra il 1670 e il 1680, in collaborazione con il padre, realizza Il Paradiso nella cattedrale di Nocera, e la Visione di san Cirillo d’Alessandria nella chiesa di San Domenico a Solofra.
Dopo il 1680, le sue opere iniziano a denotare un netto distacco dalla pittura barocca.
Esempi possono essere gli affreschi di San Giorgio a Salerno, e le tele delle Virtù della sacrestia di San Paolo Maggiore a Napoli. Nella tela di San Francesco rinunzia al sacerdozio nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi (1691-1692), è invece evidente l’influenza di Mattia Preti.
Lo stile pittorico nuovo, è maggiormente evidente ne La cacciata di Eliodoro dal tempio al Gesù Nuovo e negli affreschi della cappella di San Filippo Neri ai Gerolamini.
Nel 1728 realizza una tela raffigurante il Cardinale Michele Federico Althann (commissionario dell’opera), nell’atto di offrire all’imperatore d’Austria Carlo VI il catalogo della pinacoteca imperiale.
Dal 1735 lavora per le maggiori corti europee;tra queste una delle più importanti era la Reggia di Caserta per la quale su committenza di Carlo di Borbone realizza diverse opere.
Muore a Napoli il 5 aprile 1747. Fra i suoi illustri allievi, spicca il nome di Antonio Vaccaro.

RIBERAJusepe de Ribera (pittore)
Passato alla storia come lo Spagnoletto, nasce a Xàtiva, Spagna, il 17 febbraio 1591 ed inizia a muovere i primi passi da artista presso la bottega di Francisco Ribalta.
Affascinato dall’artista italiano Michelangelo Merisi detto Caravaggio, nel 1611 parte per l’Italia. Cremona, Milano, Parma sino a giungere a Roma, dove l’artista entra in contatto con la pittura di Reni e di Lodovico Carracci. Ma per conoscere la parte più dolorosa dell’arte del Caravaggio, si recò a Napoli. Dopo soli tre mesi di soggiorno sposa la figlia dell’anziano pittore e “guappo” dei quartieri spagnoli Giovan Bernardo Azzolino.
In pochi anni lo Spagnoletto, grazie a opere di ineguagliabile bellezza, come il Sileno Ebro (1626, oggi a Capodimonte) ed Il Martirio di Sant’Andrea (1628, al Szépmüvéreti Muzeum di Budapest), l’Adorazione dei Pastori (oggi al Louvre), il Matrimonio mistico di Santa Caterina (Metropolitan Museum di New York) e alle tante opere sparse nei maggiori musei del mondo, acquista una fama internazionale. Tra le Sue opere più significative resta senza dubbio il “San Gennaro illeso nella fornace ardente” nella Cappella del Tesoro di San Gennaro .
Jusepe de Ribera muore il 2 settembre 1652 ed è sepolto nella Chiesa di Santa Maria del Parto a Napoli.

Giovanni Gaspare Lanfranco (pittore)
Nato a Parma il 26 gennaio 1582, si distingue per grande talento artistico.
LANFRANCO_pInizialmente segue le orme di Agostino Carracci e alla morte di questi, si reca a Roma alla scuola di Annibale Carracci. Il Maestro gli affida la decorazione, con affreschi e tele riportate, di un camerino detto degli Eremiti. Oltre alla decorazione della Cappella Herrera in San Giacomo degli Spagnoli, (1602 – 1607), eseguita insieme con altri “carracceschi”, sotto la direzione di Annibale, è impegnato accanto a Guido Reni nella Cappella di Sant’Andrea (1608). Dipinge inoltre per la chiesa di Santa Silvia, in San Gregorio al Celio (1609), per quella dell’Annunziata (1610) ed insieme con Sisto Badalocchio, pubblica un volume di incisioni delle Logge di Raffaello, dedicato al maestro di entrambi Annibale Carracci.
Tornato a Parma, nel 1610, realizza il Gesù Salvator mundi in gloria adorato da angeli e santi per l’Altare Maggiore della chiesa parmense di Ognissanti.
A Roma dal 1612, affresca i soffitti in tre stanze di palazzo Mattei e le decorazione della cappella Buongiovanni in Sant’Agostino (1616). Dopo il lavoro al Palazzo del Quirinale e soprattutto a seguito della partenza di Guido Reni nel 1614, di Francesco Albani e del Domenichino nel 1617, Lanfranco diviene l’artista preferito di Papa Paolo V ma, dopo pochi anni, Papa Gregorio XV, preferisce affidare incarichi ufficiali al Guercino e al Domenichino. Ciononostante Lanfranco nel 1621 dipinge la Cappella del Crocifisso in Santa Maria in Valliccella, mentre fra il 1625 ed il 1627 esegue gli affreschi della cupola di Sant’Andrea della Valle, tra i suoi più grandi capolavori.
Il nuovo papa, Urbano VIII, si avvale della sua opera per la Basilica di San Pietro: nel settembre del 1628 fu scoperto il grande affresco con San Pietro che cammina sulle acque (ora frammentario) che gli frutta la nomina a Cavaliere dell’Ordine di Cristo da parte del pontefice. Tra il 1633 e il 1634, viene chiamato a Napoli dai Gesuiti ed in poco più di un decennio esegue un’imponente serie di affreschi nelle più importanti chiese della città: dalla cupola del Gesù Nuovo (1634 – 1636) con l’annesso Oratorio dei Nobili a quella del Tesoro di San Gennaro (1641 – 1643), dall’interno dei Santi Apostoli (1638-1646) alla volta della navata maggiore di San Martino (1637 – 1638) al coro dell’Annunziata (perduto).
Rientrato per l’ultima volta a Roma nel 1646, affrescò il catino absidale della chiesa di San Carlo ai Catinari. Il Lanfranco muore a Roma il 30 novembre 1647.

Giovan Domenico Vinaccia (Architetto)
Architetto, ingegnere, scultore e orafo, nasce a Massa Lubrense il 13 marzo 1625.VINACCIA
Fu allievo di Dionisio Lazzari ed è senza dubbio tra i più grandi artisti del ‘600 italiano.
La sua prima opera sono gli stalli del coro della Basilica di San Pietro ad Aram del 1661.
Nel 1664 inizia la lavorazione del paliotto sull’Altare Maggiore della Cappella del Tesoro di San Gennaro.
Realizza inoltre: i reliquari per la Chiesa del Gesù Nuovo, il disegno dell’altare maggiore della Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi (eseguito successivamente dai fratelli Ghetti), il rifacimento della facciata della Chiesa del Gesù Vecchio, il pavimento e decorazioni della Chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova , l’altare nella Chiesa di San Giuseppe dei Ruffi, la decorazione marmorea nella Chiesa di Sant’Andrea delle Dame. Muore a Napoli nel luglio del 1695.

2016-04-06 15Cosimo Fanzago (scultore e architetto)
Nasce il 12 ottobre nel 1591 a Clusone.
E’ stato scultore e architetto attivo soprattutto a Napoli, dove sperimenta, con successo, una originalissima versione del barocco, fatta di ricchissimi intarsi di marmi colorati.
Nel 1647, subito dopo la rivolta di Masaniello, abbandonò Napoli per un breve periodo per recarsi a Roma, dove lavora per il restauro delle chiese di San Lorenzo in Lucina e Santa Maria in Via Lata. Tra le sue moltissime opere troviamo guglie, cappelle, altari, chiese, conventi, palazzi.
Tornato a Napoli realizza i due cappelloni di S. Ignazio e S. Francesco Saverio nel Gesù Nuovo, i due cappelloni del transetto della chiesa del Gesù Vecchio con le statue di Geremia e David, vari lavori alla chiesa e al chiostro della Certosa di San Martino (forse il luogo dove traspare maggiormente il suo stile e il barocco napoletano), le facciate delle chiese di Santa Maria di Costantinopoli, S. Giuseppe a Pontecorvo, S. Maria degli Angeli alle Croci, S. Teresa a Chiaia, la Basilica della Madonna dei Miracoli, Andria, provincia di Barletta-Andria-Trani, la Basilica di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone, a pianta centrale, che ispirò poi Sant’Agnese in Agone di Borromini, la chiesa di Santa Maria Maggiore a Napoli (detta ‘la Pietrasanta’), la chiesa di San Giorgio Maggiore, la nuova decorazione dell’Abbazia di Montecassino (distrutta nella Seconda Guerra Mondiale e parzialmente ricostruita), la Guglia di San Gennaro (1660), prototipo di numerosissime realizzazioni analoghe a Napoli e in tutta l’Italia meridionale, la cancellata della Cappella del Tesoro nel Duomo di Napoli, gli altari maggiori di San Domenico Maggiore, San Pietro a Majella, SS. Severino e Sossio, un altare in marmi policromi nella Chiesa parrocchiale di Soveria Mannelli, proveniente dall’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, giudicato monumento nazionale nel 1910, L’altare del Sacramento nella Cattedrale di Palermo, la cappella Firrao a S. Paolo, la cappella di S. Teresa a S. Teresa agli Studi, la cappella Cacace a S. Lorenzo
I palazzi Zervallos e Stigliano, Palazzo Carafa di Maddaloni, il cosiddetto Palazzo di Donn’Anna a Posillipo, il cappellone di Sant’Antonio in San Lorenzo Maggiore a Napoli, Restauro del Complesso di San Gaudioso, Fontana del Sebeto, la chiesa S.Maria di Costantinopoli, a via Costantinopoli, insieme alla quale viene architettato anche un convento (ma quest’ultimo da Giuseppe Donzelli, detto Fra Nuvolo), la statua in marmo di S. Ignazio di Loyola nella chiesa dei Gesuiti fino alla sua demolizione ottocentesca e attualmente nella cappella Marincola – Cattaneo al cimitero a Catanzaro.
Muore a Napoli il 13 febbraio 1678.