La storia dei Sedili

A cura di Luciana De Maria

La storia dei Sedili
Negli ultimi tempi dell’età ducale (763-1139) Napoli iniziò ad organizzarsi in regiones, una suddivisione amministrativa per quartieri, a cui, almeno inizialmente, non corrispondeva una precisa configurazione topografica.
Durante la dominazione sveva, iniziata nel 1194, la città si divise in Tocchi (quelli di cui si ha conoscenza sono Arco Cabredato, San Paolo, Capuana e Nido), circoscrizioni territoriali con funzioni amministrative, corrispondenti a piazze e rioni o, in alcuni casi, costituiti da una sola famiglia molto importante o molto numerosa: ad esempio il tocco dei Franconi.
Con l’avvento degli Angioini, nel 1266, venne conservata la suddivisione in regioni le quali, nel 1268, presero il nome di Sedili, organismi con funzioni amministrative e politiche che nelle intenzioni del re Carlo I avevano il compito di decentrare le attività cittadine e “conciliare” le esigenze dei cittadini ed il potere del sovrano.
Essi, che avevano avuto i loro “antenati” nelle regiones e nei tocchi, possono essere considerati la conclusione di un lungo processo che portò al decentramento amministrativo, resosi necessario per l’intenso sviluppo di Napoli.
La città era divisa in varie “contrade” nella quali si contavano 29 sedili; per l’estinzione di famiglie nobili o spesso per provvedimenti dei sovrani, presi anche per punire soprusi, i seggi andarono col tempo riducendosi, divenendo ben presto 10, anche perché i minori si fusero con i maggiori; finché nel 1338 Roberto d’Angiò, allo scopo di sanare i contrasti causati dall’egemonia che i seggi di Capuana e Nido volevano esercitare sugli altri, emanò dei decreti in cui si menzionavano soltanto 6 sedili. (I decreti, per risolvere i contrasti provocati dalle pretese dei due seggi di avere maggiore importanza negli incarichi pubblici, stabilirono che a Capuana e Nido si assegnassero un terzo delle cariche e degli oneri della città e che i due terzi si dividessero tra gli altri quattro sedili)
Cinque erano i sedili dei nobili: Capuana, Montagna, Nido, Porto e Portanova – tutti suddivisi in ottine – e uno del Popolo che comprendeva la popolazione non nobile di tutta la città ed era diviso in 29 ottine.
Le famiglie nobili di Capuana e Nido rimasero salde nel loro ruolo, affrontando anche le diverse dominazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli; i due seggi, difatti, rappresentavano la nobiltà “antica”, quella originaria della città, e soprattutto famiglie di maggiore peso politico.
Gli altri sedili, invece, avevano una notevole componente di famiglie di nobiltà straniera, quella che era arrivata al seguito delle nuove dominazioni, prima con i Francesi, poi con Spagnoli e Austriaci, fino ai Borboni.
Era possibile richiedere l’appartenenza ad un sedile se si abitava all’interno del suo territorio; l’ammissione avveniva con votazione unanime favorevole degli anziani nobili della piazza.
I seggi vennero soppressi l’otto maggio 1800 con un decreto di Ferdinando IV di Borbone, che li accusò di corruzione e di non aver appoggiato la sua monarchia, e le loro sedi trasformate in edifici di abitazione.
Le sedi dei sedili erano edifici a pianta quadrata, aperti a fornice da tre lati e coperti da una cupola; comprendevano una sala grande per le riunioni ed un piccolo vano per gli incontri privati.
Il sedile di Montagna, posto all’angolo di via Tribunali con via San Paolo, prendeva il nome dalla sua ubicazione nella parte più alta della città; il suo stemma era uno scudo con fondo d’argento e un monte verde con tre cime. Probabilmente esso si trovava prima sotto la casa dei Franconi e poi, nel 1419, passò all’angolo dell’attuale via San Paolo, di fronte al palazzo dell’Imperatore, proprietà della famiglia Cursi; esso era anche detto del teatro e dei Franconi ed era stato fuso con quello di Forcella e con altri otto minori, di cui si ricordano: San Gianuario, de’ Calandri, de’ Canuti, de’ Ferrari, de’ Capopiazza, di Sant’Arcangelo e di Talamo.
All’incrocio di via Tribunali con l’attuale vico Sedil Capuano sorgeva la sede del sedile di Capuana; suo protettore era San Martino, barone e vescovo di Tours; lo stemma era un cavallo dorato frenato in campo azzurro; della sede restano due archi e una colonna incorporati nelle fabbriche successive. Esso aveva incorporato l’antico sedile di Santo Stefano.
Il sedile di Forcella, unitosi poi con quello di Montagna, aveva sede nei pressi della chiesa di Santa Maria a Piazza.
Quello di Nido prima presso la statua del Nilo ed in seguito nella chiesa di Sant’Angelo a Nido, posta tra vico Donnaromita e vico del Salvatore; il suo stemma era un cavallo sfrenato d’oro in campo azzurro. Al sedile di Nido si erano uniti quello di Fontanula, e quello d’Arco.
La sede di quello di Porto era tra via Mezzocannone e via Sedile di Porto; nel Settecento si trasferì a via Medina presso l’Ospedaletto; il suo stemma era Orione con un pugnale nella mano destra. Ad esso si unirono tre sedili: de’ Griffi, Aquario, Abate San Ciro.
Quello di Portanova era nella piazza con lo stesso nome; lo stemma era una porta d’oro chiusa in campo azzurro. Esso era prima detto di Porta a Mare, perché sorgeva nei pressi della porta che dava sulla marina, poi, quando quell’antica porta fu abbattuta e ne fu costruita una nuova presso Sant’Eligio, il sedile acquisì la nuova denominazione. Esso aveva inglobato il sedile de’ Costanzi e quello degli Acciapucci.
Il sedile del Popolo era situato nella piazza della Selleria; il suo stemma era una P nera in campo metà rosso e metà oro (divenuto poi, tolta la P, simbolo del Comune della città di Napoli). Quella sede venne abbattuta da Alfonso d’Aragona nel 1446, perché ingombrava la strada antistante la casa della sua favorita, Lucrezia d’Alagno, ed il sedile abolito; questo episodio sta a dimostrare quanta considerazione venisse data al sedile del Popolo! Solo successivamente, nel 1495, venne riabilitato da Carlo VIII, con sede presso Sant’Agostino alla Zecca.
Sotto la torre posta all’incrocio di via Tribunali con via Atri e via Nilo vi erano le sedi dei sedili di Nilo e d’Arco; quest’ultimo venne poi incorporato in quello di Nido.
Le riproduzioni degli stemmi dei sedili sono visibili sulla facciata del campanile della chiesa di San Lorenzo, in uno dei saloni di Palazzo San Giacomo, e nella sala di riunione della Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro.
I seggi avevano poteri assoluti nella gestione amministrativa della città; erano anche autonomi dal sovrano, che nelle sue decisioni era quasi obbligato ad avere la loro autorizzazione. Stabilivano anche l’itinerario della processione in onore di San Gennaro, che toccava i luoghi indicati dai “capo ottine”.
A capo di ogni sedile vi era un capitano ed un consiglio, costituito da sei cavalieri o deputati, ad eccezione di Nido che ne aveva cinque, e per questo era detto magistratura dei sei e dei cinque; i cinque e i sei erano eletti a sorte e rimanevano in carica un anno, durante il quale esercitavano giurisdizione sui nobili della piazza. Ogni seggio, poi, designava un rappresentante, chiamato eletto, che insieme agli altri formava il governo municipale, costituito da 7 rappresentanti perché il sedile di Montagna ne eleggeva due, per la fusione con quello di Forcella, che ancorché abolito conservò il diritto di nominare il proprio eletto.
I sette rappresentanti dei sedili formavano il corpo di città, che aveva funzioni annonarie e di rappresentanza: concedere la cittadinanza, autorizzare l’occupazione di suolo pubblico, imporre gabelle, votare per il sindaco (che aveva solo funzioni di rappresentanza); essi tutelavano i costumi, tenevano vive le pratiche religiose, promuovendo e guidando grandiose processioni per le strade della città, si occupavano di gestire gli enti assistenziali, il Monte di Pietà, l’Annunziata, gli Incurabili, Il Pio Monte della Misericordia. Tra le tante nobili istituzioni, ancora esistente è la Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, istituita per custodire e proteggere le ampolle contenenti il sangue del martire; tuttora costituita dai rappresentanti delle famiglie nobili “di seggio”, e da quelli del sedile del Popolo, essa è l’ultimo e unico ricordo storico degli antichi sedili napoletani.
Gli eletti costituivano anche il Tribunale di San Lorenzo, così chiamato perché si riuniva all’interno del convento della chiesa di San Lorenzo Maggiore, che costituiva il “potere esecutivo” nell’amministrazione della città e aveva il compito di conservare e distribuire le derrate per i cereali e l’olio d’oliva e di esprimere giudizi sugli affari municipali, con voto favorevole di quattro eletti.
Vi erano poi funzioni specifiche riservate ai singoli sedili: Capuana riceveva il nuovo vescovo; Porto sorvegliava le pietre del pesce, dove si riscuoteva una gabella; Popolo forniva le doti alle ragazze bisognose, ricavandole dalla gabella sua sale, e conservava le chiavi delle porte della città.
Nella seconda metà del Cinquecento, accanto agli eletti dei sedili, per i provvedimenti di carattere annonario, fu posto il Grassiero, detto anche Prefetto dell’Annona, che con il tempo divenne il presidente del tribunale, in cui rappresentava il Viceré.

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