Mostra “Ori, argenti, gemme e smalti della Napoli angioina, 1266-1381”

12
Ott
Mostra “Ori, argenti, gemme e smalti della Napoli angioina, 1266-1381”
All day long
From 12-10-14 to 31-12-14

Pochi, fra i cittadini e i visitatori di Napoli, sanno quale sia il vero “secolo d’oro” della storia artistica, civile, politica e culturale di questa grande città, i cento anni o poco più, dal 1266 al 1381, in cui Napoli divenne per la prima volta, sotto la dinastia francese degli Angiò, una vera e  propria capitale, una delle città più grandi e più popolose d’Europa, un importante crocevia tra le regioni d’Oltralpe e il Mediterraneo, il cuore di un regno autonomo e potente, la sede infine di una corte sfarzosa e sofisticata e il centro pulsante di una feconda cultura artistica e letteraria.

Durante il regno di Carlo I, Carlo II, Roberto e Giovanna d’Angiò la città cresce, si abbellisce dei suoi castelli e delle grandi chiese gotiche che ancor oggi ne caratterizzano l’aspetto, da Castel Nuovo a San Lorenzo, dal Duomo a San Domenico e a Santa Chiara. A Napoli, al servizio di questi sovrani ed entrando a far parte della loro corte, giungono da tutta Italia e tutta Europa giuristi, poeti e letterati e artisti – da Adam de la Halle e Pierre d’Angicourt a Petrarca, Boccaccio, Giotto, Pietro Cavallini, Simone Martini o Tino di Camaino – e la civiltà artistica che ne emerge è una formidabile miscela di elementi gotici europei e centro-italiani.

Una delle espressioni più rare, emblematiche e però meno note di questa straordinaria civiltà artistica e figurativa è nella produzione di oggetti di lusso  in oro o in argento riccamente decorati con smalti, perle e pietre preziose, destinati vuoi alle esigenze di culto – calici, pastorali, mitre, reliquiari – vuoi a quelle profane della corte e del sovrano – gioielli, sigilli, coppe, coni per monete, cassettine -.  I tesori delle chiese, o talora alcuni musei, conservano ancora, per fortuna, una parte degli oggetti straordinari e preziosissimi che furono prodotti a Napoli in quegli anni, a cominciare dal capolavoro degli orafi francesi dell’atelier di corte di Carlo II, il busto reliquiario di San Gennaro (1304-05) per la Cappella del Tesoro del santo, e dalla croce gigliata donata da Carlo II alla Basilica di San Nicola di Bari, sino alle preziose mitre con perle e con smalti di Scala, di Amalfi e di Nola, ai pastorali di Atri e di Sorrento, alla “bomboniera” in oro del Museo di Cividale, alla croce stazionale di Santa Vittoria in Matenano, alla cassettina profana di Todi e ai reliquiari di Santo Stefano e di San Ludovico oggi a Capri e al Louvre.

Nessuno ha mai potuto vedere sinora questi oggetti riuniti assieme o anche solo in rapporto l’uno con l’altro, così che questa mostra sarà un’occasione unica, per tutti i visitatori, per cogliere non solo il lusso estremo e la ricchezza materiale di questa “arte di corte”, ma anche la sua raffinatezza e il suo aggiornato gusto gotico, e per comprendere, attraverso questi elementi,  la grandezza europea della Napoli angioina.

Prof. Pierluigi Leone de Castris

 

 

Articolo D.ssa Elena Manocchio