Il Paradiso non può attendere. Lanfranco nella Cupola del Tesoro

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Mag
Il Paradiso non può attendere. Lanfranco nella Cupola del Tesoro
16:30
27-05-15

Nel marzo del 1634 Lanfranco arrivò a Napoli, e vi restò quasi quindici anni, con tutta la famiglia: la moglie, il figlio Giuseppe e le quattro figlie. (Dal 1634 al 1646)
Diventò subito il genio dell’affresco e trovò in città terreno fertile, Napoli che era capitale delle arti in quegli anni, aveva chiamato a sé i migliori artisti che lavoravano in Italia.
Gli affreschi costituirono una parte essenziale della sua produzione pittorica, accompagnata sempre da una buona documentazione grafica.
Gli furono affidati i più illustri affreschi della città La Cupola del Gesù Nuovo, il Soffitto dell’Oratorio dei Nobili, La Volta di San Martino, La Cupola della Cappella del Tesoro e la Chiesa dei Santi Apostoli.
«Domenichino morì il 6 aprile e già due giorni dopo i Deputati avevano affidato l’incarico di completamento della Cappella Del Tesoro a Lanfranco »
Un momento questo delle Conversazioni in Cappella per raccontare della Cappella del Tesoro con tutte le sue vicende, per dare corso a queste imprese che Lanfranco si preparava con lunghe successioni di disegni, studi di figure e di particolari anatomici, rappresentazioni di glorie e Santi, molti dei quali oggi conservati al Museo di Capodimonte.
L’affidamento del lavoro a Lanfranco è l’ultimo passo di una complessa vicenda di richieste e rinunce sia da parte dei committenti che degli artisti.

Una vicenda decorativa tutta da raccontare.

 

Maria Grazia Gargiulo