Domenichino in conflitto. Una rilettura “per li rami”degli anni napoletani

20
Mag
Domenichino in conflitto. Una rilettura “per li rami”degli anni napoletani
16:30
20-05-15

Domenichino in conflitto.

Una rilettura “per li rami” degli anni napoletani

 

 

Nel decennio trascorso a Napoli a servizio della Cappella del Tesoro, dal 1631 fino al momento della sua morte, Domenichino dipinse ben ventiquattro episodi relativi alla vita e ai miracoli di san Gennaro, orchestrandoli con grande sapienza registica tra i sottarchi, le lunette, i pennacchi e i cinque imponenti rami che troneggiano sugli altari della cappella. Ed anche se egli non fece a tempo a completare la cupola, poi affrescata da Lanfranco, e due delle grandi pale, affidate in seguito a Stanzione e a Ribera, non c’è dubbio che il suo impegno valse ad intestargli l’identità decorativa e forse buona parte della storia stessa dell’impresa monumentale più ambiziosa della Napoli sacra del tempo.

L’importanza storica di queste vicende, la ricchezza delle fonti, la fama dell’artista hanno consentito di studiare le pitture del Domenichino da una serie innumerevole di prospettive. La storia della committenza, lo studio dei soggetti, il riesame delle fonti letterarie e documentarie, l’analisi dei materiali e della produzione grafica, la riconsiderazione filologica dei concetti di “bottega” e di “autografia” nel cantiere napoletano, o finanche la fortuna o sfortuna critica dell’opera dello Zampieri nel contesto della produzione locale, costituiscono degli strumenti estremamente validi, ma nessuno dei quali davvero autosufficiente per la comprensione integrale del valore storico e artistico dell’impresa.

Questa conversazione proverà invece, pur nei limiti del suo formato, a non derogare ad alcuno di questi contributi, cercando in special modo di capire meglio attraverso quante e quali relazioni diplomatiche i Deputati del Tesoro riuscirono a portare a Napoli uno degli artisti più celebri della sua epoca: anche al cospetto dei timori (fondati) che il pittore continuò pure in seguito a nutrire verso le insidie della consorteria degli artisti locali, e davanti alla prospettiva di abbandonare per lunghi anni Roma, a quel tempo ancora la capitale dell’arte in Europa. In particolare, la riconsiderazione del fitto carteggio che si conserva all’Archivio del Tesoro, e che ha per protagonisti, in primo luogo, i deputati e lo Zampieri, ma che coinvolge anche altri personaggi influenti della Napoli (e della Roma) del tempo, tra i quali l’oratoriano Muzio Capece, getta nuova luce sui complessi intrecci, i retroscena e i mediatori della commissione domenichiniana.

 

Gianluca Forgione