Elena Manocchio – Ori, argenti, gemme e smalti della Napoli angioina 1266 – 1381

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Elena Manocchio – Ori, argenti, gemme e smalti della Napoli angioina 1266 – 1381

La mostra ‘Ori, argenti, gemme e smalti della Napoli angioina 1266 – 1381’ nasce dal progetto ambizioso e singolare di dare voce ad aspetti pressoché inediti della cultura di una capitale europea come era la Napoli del XIII e XIV secolo attraverso 22 opere splendide e potentemente evocative della modernità e della ricercatezza della dinastia reale.
L’illustre committenza, ribadita in ogni dove dal seminato di gigli; la raffinatissima esecuzione formale degli oggetti, dispiegata nelle più ricercate e avanzate tecniche nel campo dell’incisione, dello sbalzo, del cesello, della fusione e degli smalti applicati ai metalli preziosi; l’armonioso equilibrio formale raggiunto anche attraverso il confronto di tradizioni artistiche diverse, unitamente al valore sacro delle reliquie o a quello profano della vita di Corte, rendono queste opere una testimonianza rara e preziosa del milieu artistico e culturale sviluppatosi a Napoli sotto Carlo I, Carlo II, Roberto e Giovanna d’Angiò. È evidente che le scelte dei singoli sovrani, nel corso di poco più di un secolo indagato, sono andate a ricadere in ambiti culturali e territoriali diversi, privilegiando talora le maestranze francesi, come nei casi del superbo ritratto di San Gennaro, della Croce reliquiario di Bari, del cofanetto di Todi e della capsula a foglia di vite di Cividale; talaltra prediligendo le punte più alte e innovative della produzione orafa italiana, come dimostrano il braccio reliquiario di San Ludovico di Tolosa di Lando di Pietro (oggi al Louvre), il calice di Vallo della Lucania, firmato da Guidino di Guido, la croce di Santa Vittoria in Matenano attribuita a due orafi senesi del primo Trecento, Tondino di Guerrino e Andrea Riguardi.
Queste diverse inclinazioni, maturate attraverso la personalità dei sovrani che si sono succeduti, non hanno mai però intaccato l’unità del progetto angioino che ha sempre individuato nella cultura (nelle sue diverse manifestazioni) una delle espressioni più elevate dell’esercizio del potere regio, garantendo altresì una straordinaria commistione di esperienze artistiche e un conseguente – e molto stimolante – confronto tecnico artistico che emerge, in piena evidenza, in questa piccola e preziosa rassegna.
Avere dunque la possibilità di confrontarsi con opere preziosissime ed estremamente rare, poterle guardare da vicino e per la prima volta insieme, poterne leggere le storie anche attraverso le tecniche e i materiali è un’occasione unica di conoscenza delle cose d’arte meno note e della variegata e sottile cultura dei contesti e una singolare opportunità per la città di ritrovarsi nuovamente capitale della cultura.

Elena Manocchio


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