Il Santo

chi era

Chi era San Gennaro? E qual’è l’origine della sua devozione? La sua figura è stata spesso romanzata, fino a farla entrare nella leggenda ma la sua esistenza ha reali fondamenti storici, se ne trova infatti notizia in un documento del VI secolo, gli Acta Bononiensia, che ne raccontano il martirio sotto Diocleziano, nel 305. Vescovo di Benevento, Gennaro era andato a Miseno – non lontano da Napoli – in visita al diacono Sossio, che era stato da poco imprigionato e condannato a morte. Giunti alle prigioni, Gennaro e i suoi compagni, riconosciuti anch’essi cristiani, furono a loro volta arrestati e poiché non rinnegarono la propria fede, furono condannati a morte e decapitati presso la Solfatara, un vulcano attivo vicino Pozzuoli, nei Campi Flegrei.

Busto di San Gennaro

San-Gennaro

Il suo culto prese ben presto piede e l’adozione del santo, da parte dei napoletani, come proprio protettore non tardò ad arrivare, tanto che già nel V secolo, proprio nelle catacombe di Capodimonte, San Gennaro è ritratto in piedi, incorniciato dal Vesuvio e dal Monte Somma, a unire naturale e sovrannaturale in un legame indelebile che dura ancora oggi. La creatività e la forza dei napoletani d’altronde, sono in molti a pensarlo, viene proprio dal sottosuolo, dall’energia magmatica che ribolle a pochi chilometri dalla superficie. Non è strano dunque che anche la fede sia germogliata in questo terreno. Basti pensare all’iconografia di San Gennaro, alla sua storia: è decapitato in un vulcano attivo e il suo sangue viene da lì; Eusebia, la sua nutrice, lo raccoglie da terra; insomma il suo legame con il naturale è forte e quasi generativo.

San Gennaro e il Vesuvio, il Vesuvio e San Gennaro, un binomio i cui due poli erano in antitesi, ma che nello stesso tempo s’integravano, perché quando il Vesuvio era calmo, si supplicava San Gennaro di lasciarlo così, e quando il Vesuvio infieriva, si supplicava San Gennaro di rabbonirlo

Vittorio Paliotti (scrittore)